La nostra storia

La Rete delle donne nasce a Perugia in un periodo di forte ripresa delle mobilitazioni femministe su scala nazionale con l’organizzazione a Perugia presso la Sala dei Notari di un’assemblea in cui 400 donne, di diverse generazioni, si sono confrontate su cosa significa ancora oggi difendere la legge 194 e con essa la laicità dello stato; ne è emersa la consapevolezza che un rinato protagonismo femminile e femminista nello scenario politico e sociale della nostra regione debba passare per la costruzione di occasioni di confronto, in un luogo partecipato da molteplici soggettività .La Rete è dunque una realtà che muove dalla condivisione di un sentimento femminile di ripulsa verso l’accanimento tacito e generalizzato contro la libertà di scelta e ancor prima di autodeterminazione delle donne.

Dopo la partecipazione alla manifestazione nazionale Usciamo dal Silenzio, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza maschile sulle donne del novembre 2006, la Rete ha organizzato un’Assemblea presso la Sala della Partecipazione del Consiglio regionale; una giornata di confronto e riflessione sulla necessità di imprimere un radicale cambio di strategie per contrastare il fenomeno della violenza maschile sulle donne e sulla necessità di un modello regionale di intervento:creazione di una rete realmente integrata dei servizi operanti nel territorio e istituzione di un centro antiviolenza di cui l’Umbria accusa un’insopportabile mancanza; costruzione nelle scuole di percorsi educativi al rispetto delle differenze e incremento significativo dei finanziamenti alle realtà che si fanno carico della violenza sulle donne.

Nel 2007 la Rete ha proseguito il proprio percorso con una serie di incontri che hanno portato alla definizione di un Documento di Adesione Unitario alla Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne, che si è tenuta a Roma il 24 novembre; una mobilitazione il cui risultato politico è stato straordinario: 150 mila donne sono scese in piazza con un corteo femminista antirazzista, che ha denunciato il familismo imperante e le politiche securitarie.

A seguito dell’ennesimo ed aberrante episodio di violenza consumato sul corpo di una donna e che ha visto Perugia tristemente protagonista, il 31 gennaio 2007 la Rete ha organizzato Una giornata per Mez e per tutte le donne vittime di violenza,durante la quale si è voluto indagare sulla pericolosa commistione tra violenza sessista, responsabilita’ dei media e politica.

Nel corso dell’ anno 2008 la Rete ha organizzato diverse iniziative, tra le quali la partecipazione ad un Consiglio comunale aperto dove si dibatteva della gestione dei consultori e sulle modalità di attuazione della legge 194, che tutela il valore sociale della maternità e il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza , per ribadire l’impegno a difendere tale legge, pietra miliare sulla strada del riconoscimento del diritto di tutte le donne all’autodeterminazione, che è oggi da più parti minacciata . Successivamente la Rete ha aderito alla campagna nazionale”Adottiamo un consultorio”, con iniziative territoriali di informazione e di sensibilizzazione sulla funzione dei consultori e per la difesa della legge 194 in occasione del trentennale della sua promulgazione.

Inoltre fino ai primi mesi del 2009 la Rete ha seguito le tappe del processo a Spaccino, imputato per l’uxoricidio di Barbara Cicioni, dentro il tribunale e promuovendo interventi pubblici – cortei, performances, volantinaggio – atti ad informare e richiamare l’attenzione sul problema della violenza in ambito familiare anche nella nostra regione. Nel giorno ultimo della sentenza, che ha condannato l’imputato, le donne della Rete erano presenti davanti al tribunale per riaffermare solidarietà e attenzione nei confronti di tutte le vittime e per ribadire che l’aggressività maschile sulle donne non si manifesta in forme sporadiche, ma rappresenta la prima causa di morte ed invalidità permanente per il genere femminile di tutto il mondo e che pertanto non può essere relegata a problema di ordine pubblico e di sicurezza.

Un evento per richiamare le istituzioni a confrontarsi non con politiche di stampo repressivo ma con l’aprioristico riconoscimento del femminicidio come fatto sociale e culturale.

Col termine femminicidio si indica infatti ogni pratica sociale violenta, fisicamente o psicologicamente, che attenta alla integrità, allo sviluppo psicofisico, alla salute, alla libertà o alla vita della donna, col fine di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico fino alla sottomissione o alla morte della vittima nei casi peggiori.

La ricchezza delle esperienze e dei percorsi individuali e associativi ha consentito a un cospicuo numero di donne facenti capo alla Rete di intervenire al progetto R.A.V promosso dal Cesvol, per attivare una casa di accoglienza per donne vittime di violenza a Perugia, che ha portato all’apertura del centro Barbara Cicioni, dopo un lungo e significativo percorso di autoformazione e formazione teorico-pratica, atto a rendere le volontarie capaci di operare positivamente a fianco delle donne che cercano una via d’uscita dalla violenza.

Alcune volontarie hanno prestato la loro opera presso la casa d’accoglienza di Terni, sollecitate dal Centro Pari Opportunità, per il sostegno ad una donna “tratta in schiavitù” da un marito violento, e delle sue bambine, per il tempo necessario alla loro sistemazione in luogo diverso.

Anche il progetto regionale Mai più Violenze, finalizzato alla mappatura del territorio, alla costruzione di una rete regionale dei servizi, alla promozione di una cultura di genere per contrastare il fenomeno della violenza maschile sulle donne in vista della legge regionale in materia, vede l’ampia partecipazione delle donne della Rete, sia dal punto di vista dell’organizzazione dei contenuti che delle presenze.

La scelta di costituire un’Associazione nasce proprio dal bisogno di non disperdere il frutto delle riflessioni, delle relazioni e delle azioni intraprese, diventando un soggetto dotato di identità sociale e giuridica, specificamente orientato ad intervenire nella realtà pubblica, attraverso un positivo dialogo con tutte le associazioni, gli enti e le Istituzioni interessate a mettere in campo azioni dirette a restituire alle donne la loro imprescindibile dignità e l’inalienabile diritto all’autodeterminazione.

Il nome scelto per l’Associazione: “Rete Anti Violenza” dà conto del passato e degli intenti presenti e futuri delle donne che hanno intrapreso questo percorso.

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