La costruzione dell’uomo abusante

tratto dal blog: https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/07/23/la-fabbricazione-delluomo-abusante-2/

La fabbricazione dell’uomo abusante

Pubblicato il 23 luglio 2015di il ricciocorno schiattoso

Una traduzione da “Why does he do that? Inside the Minds of Angry and Controlling Men”, di Lundy Bancroft (per la quale ringrazio caldamente una mia volenterosa lettrice)

Cap. 13 (da pag 771 a 802)

C’era una volta un ragazzo che era stato cresciuto con un sogno felice. Quando era molto giovane – in realtà, appena era stato grande abbastanza da capire qualcosa – gli era stato detto che, appena fuori città, era stato messo da parte per lui un bell’appezzamento di terreno. Quando sarebbe cresciuto, la terra sarebbe stata di sua proprietà e gli avrebbe regalato un sacco di soddisfazioni. I suoi familiari e gli altri parenti spesso gli descrivevano quel terreno in termini tali da farlo sembrare come il mondo delle fate, o un paradiso in terra. Non gli avevano detto di preciso in quale momento la proprietà sarebbe passata a lui, ma avevano sottinteso che sarebbe successo quando avrebbe avuto circa sedici o vent’anni.

A metà della sua adolescenza, il ragazzo iniziò a visitare la proprietà e a farci delle passeggiate, sognando il momento in cui ne sarebbe diventato il proprietario. Due o tre anni dopo sentì che era venuto il momento di reclamarla. Tuttavia, a quel punto, aveva notato alcuni particolari che gli davano fastidio: a volte c’erano delle persone che facevano escursioni o picnic nei suoi acri e, quando aveva detto loro di non entrare nel terreno senza il suo permesso, quelli si erano rifiutati di andarsene e avevano insistito che erano su suolo pubblico! Il ragazzo aveva interrogato i suoi parenti circa l’accaduto, ma essi lo avevano riassicurato che non c’erano altre possibili pretese su quel terreno che non fossero le sue.
Nel periodo fra la fine della sua adolescenza e i primi vent’anni, il ragazzo diventò sempre più frustrato perché gli abitanti non rispettavano la sua proprietà. All’inizio cercò di gestire il problema col compromesso. Organizzò una piccola sezione della proprietà come area pubblica per picnic e addirittura spese i suoi soldi per metterci alcuni tavoli. Nella parte restante della proprietà mise dei cartelli di “vietato oltrepassare” e si aspettò che le persone rimanessero fuori. Ma, con sua grande sorpresa, gli abitanti non mostrarono alcun segno di gratitudine per la sua concessione: continuarono invece a muoversi sull’intera area.
Il ragazzo non poteva tollerare più a lungo le intrusioni sul suo diritto di nascita. Iniziò a urlare e imprecare alle persone che oltrepassavano i cartelli e in questo modo riuscì a scacciarne molti. I pochi che non si fecero intimidire diventarono i bersagli delle sue aggressioni fisiche. E quando anche queste aggressioni non ripulirono completamente l’area, comprò una pistola e iniziò a sparare alle persone. Solo per spaventarle, non per ucciderle. I cittadini giunsero alla conclusione che il ragazzo era pazzo.
Un cittadino particolarmente coraggioso passò un’intera giornata cercando fra i registri del catasto e fu in grado di provare ciò che in molti avevano sempre sospettato: la proprietà era sul serio pubblica. La rivendicazione fatta dalla famiglia del ragazzo per suo conto era il prodotto di leggende ed equivoci, senza alcun fondamento nella documentazione.
Quando il ragazzo fu messo di fronte a queste prove, la sua ira addirittura crebbe. Era convinto che i cittadini avessero cospirato per alterare i dati e che stessero cercando di privarlo del suo sogno più prezioso. Per molti anni ancora il suo comportamento rimase imprevedibile: a volte sembrava aver accettato di essere stato ingannato durante la sua infanzia, ma altre volte esplodeva di nuovo e cercava di riguadagnare il controllo del terreno attraverso la legge, o disseminando trappole esplosive sul terreno per ferire i visitatori, o usando qualunque altra strategia che gli venisse in mente. I suoi parenti lo incoraggiavano a mantenere la sua bellicosità, dicendogli “Non lasciare che ti portino via ciò che è tuo”. Molti anni passarono, prima che egli accettasse il fatto che il suo sogno non si sarebbe mai realizzato e che avrebbe dovuto imparare a condividere la terra. In quel periodo attraversò la dolorosa, anche se liberatoria, e graduale accettazione dell’inganno e di quanto distruttivo fosse stato il comportamento che ne era derivato.

Per poter capire come promuovere il cambiamento negli uomini abusanti, le persone e le comunità devono capire non solo come funziona il pensiero dell’abusante, che è stato il mio obiettivo finora, ma anche da dove esso derivi. Superare la piaga delle relazioni abusanti richiede attenzione alla radice del problema.
La storia che ho appena raccontato è una metafora del 
processo sociale che produce un uomo abusante.
Come ho spiegato nei capitoli precedenti, 
la violenza non ha nulla a che fare coi problemi psicologici e molto con i valori e le convinzioni.

Da dove vengono le idee sulle relazioni sentimentali di un ragazzo? Le sorgenti sono parecchie. Le più importanti includono la famiglia in cui cresce, il suo vicinato, i programmi televisivi che guarda e i libri che legge, le battute che sente, i messaggi che riceve dai giocattoli che gli vengono regalati e i più influenti modelli di adulti. I suoi modelli sono importanti non solo per i comportamenti che  mostrano al ragazzo, ma anche per i valori che veicolano tramite le parole e le aspettative per il futuro che gli instillano. In breve, i valori di un ragazzo derivano dall’intero spettro delle sue esperienze all’interno della sua cultura.
L’interazione con la società è unica per ogni ragazzo. Anche due fratelli di età simile non assimilano gli stessi valori. La cultura è trasmessa in un continuum. In una cultura molto religiosa, per esempio, alcuni bambini finiscono per diventare devoti credenti, mentre altri rigettano completamente la fede mentre la maggior parte rientra nel livello medio di religiosità della propria comunità. La reazione di un bambino dipende in parte da quanto forti sono i messaggi che riceve dall’ambiente sociale e in parte dalle predisposizioni personali. Il ribelle di famiglia, per esempio, potrebbe diventare ateo, mentre il bambino più interessato a compiacere i genitori potrebbe diventare addirittura più religioso di loro.

COME UN BAMBINO IMPARA LA VIOLENZA

I bambini iniziano ad assorbire le regole e le tradizioni della propria cultura prestissimo – di sicuro entro i tre anni, probabilmente anche prima. Questo processo di apprendimento continua durante tutta l’infanzia e l’adolescenza. La famiglia in cui i bambini crescono è di solito l’influenza più forte, almeno per i primi anni di vita, ma è solo una fonte fra le altre. Il modo proprio e improprio di comportarsi, la percezione morale di ciò che è giusto o sbagliato, le convinzioni circa i ruoli di genere sono loro trasmessi dalla televisione, dai video, dalle canzoni famose, dai libri per bambini, dagli scherzi… I bambini osservano i comportamenti di amici e parenti, inclusi gli altri adulti cui sono vicini. Osservano per capire quali comportamenti sono premiati – quelli che rendono le persone popolari, ad esempio – e quelli che, al contrario, vengono condannati. A quattro o cinque anni iniziano ad esprimere curiosità per la legge e la polizia, che giocano un ruolo importante nel formare il senso morale. Durante l’adolescenza, i giovani hanno accesso ad una quantità sempre maggiore di messaggi, con sempre meno filtri imposti dagli adulti, mentre sono sempre di più soggetti alla crescente influenza dei loro pari. Anche dopo aver raggiunto l’età adulta, le persone continuano a ricevere messaggi dalla società che li circonda e ad aggiustare i propri valori e le proprie convinzioni in base a ciò che è considerato socialmente accettabile.

DOMANDA 18: DOVE HA IMPARATO AD ESSERE COSÌ?

Diamo ora un’occhiata a come la società influenza lo sviluppo dell’atteggiamento di un ragazzo o di un giovane uomo nei confronti della violenza. Alcune delle cose che descriverò sono vecchie di secoli, mentre altri messaggi sono arrivati nella scena culturale in tempi più recenti. Fornirò esempi della cultura orientata ai bambini, come i libri e i film per bambini, e altri che provengono dalla cultura degli adulti, che hanno ricadute sui modelli che i bambini osservano direttamente nel comportamento degli adulti, o che gli adulti definiscono direttamente come giusti o sbagliati per i bambini.

Le leggi e il sistema legale sono stati collusi con l’abuso sulle donne.
Fino all’800, per un uomo del mondo anglosassone era perfettamente legale abusare fisicamente della propria moglie. La moglie non aveva modo di ricorrere alla polizia o alla giustizia e, se sceglieva di divorziare da lui a causa dei suoi abusi, lui era quello a cui andava la custodia dei figli. Alla fine del diciannovesimo secolo, finalmente vennero emanate norme che prevedevano conseguenze giuridiche nei casi dei pestaggi più estremi, ma furono applicate raramente fino agli anni ’70, e non furono applicate coerentemente addirittura fino agli anni ’90! Per centinaia e forse migliaia di anni, l’assalto domestico alle donne è stato considerato uno strumento necessario agli uomini per mantenere ordine e disciplina in casa, per garantire che la loro 
intelligenza superiore avrebbe prevalso e per evitare il proliferare delle qualità isteriche, miopi e naif che gli uomini attribuivano alle donne.
È stato solo con i movimenti femministi degli anni ’60 e ’70, e specialmente con il lavoro di quelle attiviste che si concentravano specificatamente sulle percosse e le violenze sessuali, che l’oppressione fra le mura domestiche delle donne iniziò ad essere considerata seriamente come un crimine.
La storia dell’evoluzione legale gioca un ruolo importante nel plasmare il punto di vista culturale di oggi tra i maschi – e le femmine – sugli abusi alle donne. È probabile che occorreranno un buon numero di generazioni per superare l’impatto accumulato da centinaia di anni di atteggiamenti sociali distruttivi. La cultura che ha modellato quelle leggi e che è stata di rimando modellata da esse, si riflette nella continua volontà delle persone di accusare le donne di “provocare” l’abuso, di sentirsi dispiaciuti per gli uomini che devono affrontare le conseguenze legali della violenza domestica, e di essere così scettici circa le segnalazioni di abuso da parte delle donne.
Questi sono tutti atteggiamenti che i bambini assorbono dal comportamento e dai commenti degli adulti attorno a loro.
I bambini notano anche le risposte da parte del sistema legale. Un ragazzo che cresce in una casa dove suo padre aggredisce sua madre può notare come, nel corso degli anni, suo padre sembri non incorrere mai in guai seri, e questo dice al bambino che il comportamento del padre non è considerato sbagliato dalla comunità (infatti ogni maschio che abbia più di 10 o 15 anni oggi è poco probabile che abbia mai visto il proprio padre perseguito per violenza domestica, dal momento che queste accuse erano rare prima del 1990). Quando una donna mi chiede “Perché un uomo abusante crede di poterla fare franca?”, devo rispondere che, fino a tempi molto recenti, lui la faceva franca, e anche ora le conseguenze legali sono molto meno serie per gli uomini che aggrediscono la partner, che per quelli che aggrediscono dei completi estranei.
Questo condono storico dell’abuso fisico sulle donne ha svolto anche un ruolo fondamentale nel rendere difficile da affrontare e superare l’abuso emotivo, poiché ha creato un clima di impunità per il comportamento degli uomini in una relazione.

* Le religioni hanno spesso condonato l’abuso sulle donne.
I libri sacri delle più importanti religioni di oggi, inclusi la Bibbia, la Torah, il Corano e i più influenti testi buddisti e indù, istruiscono esplicitamente le donne a sottomettersi alla dominazione maschile. La Genesi, per esempio, include il seguente passaggio: “Dio disse alla donna: moltiplicherò la tua sofferenza e le tue gravidanze. Partorirai nel dolore e i tuoi desideri dovranno essere quelli di tuo marito, ed egli dominerà su di te”. Durante gli anni, ho avuto numerosi clienti che si affidavano ad esplicite citazioni dalle scritture per giustificare il loro abuso della partner.
In modo analogo, il divieto religioso del divorzio intrappolava le donne in matrimoni con uomini violenti. Il libro “When Love Goes Wrong”, pubblicato nel 1985, descrive uno studio sui conservatori del clero protestante, secondo il quale il 21% di loro era convinto che nessun tipo di abuso potesse giustificare il fatto che una donna lasciasse il marito, e il 26% era d’accordo con l’affermazione “una moglie deve sottomettersi al proprio marito e aver fiducia che Dio apprezzerà la sua [di lei] scelta, fermando l’abuso o dandole la forza di sopportarlo”.
Ai bambini cresciuti secondo la fede viene solitamente insegnato che le regole della propria religione sono la miglior guida per stabilire ciò che è giusto e sbagliato, superiore perfino alle leggi dello stato. I primi insegnamenti religiosi a un ragazzo possono essere formativi nello sviluppo della sua idea del comportamento appropriato in una relazione sentimentale, lo status delle donne e i diritti degli uomini. Se nella sua famiglia o comunità gli aspetti più distruttivi della religione sono quelli a cui si dà maggior enfasi, possono essere stati piantati dei semi pericolosi.

Artisti popolari possono riflettere e plasmare gli atteggiamenti sociali.
Mentre stavo scrivendo questo libro, il rapper bianco Eminem ha vinto un Grammy Award. In quel periodo, una delle sue canzoni più popolari e recenti era “Kim”, il nome della moglie di Eminem. La canzone inizia con il rapper che mette a letto sua figlia e si prepara a uccidere la moglie perché è stata con un altro uomo. Dice alla moglie “Se ti muovi, ti picchio a sangue” e la informa che ha già ucciso il loro figlio di quattro anni. Poi la informa che la porterà via in auto, lasciando la bambina a casa da sola, quindi la riporterà a casa morta in un furgone. La voce di Kim (interpretata da Eminem) è udibile durante tutta la canzone, mentre urla di terrore e a volte lo supplica di non farle del male. Lui le descrive come farà a far sembrare che sia stata lei ad uccidere il loro figlio e che lui l’abbia poi uccisa per difendersi, di modo che riuscirà a farla franca. Kim chiama aiuto, poi si sente mentre viene soffocata a morte, ed Eminem che grida “Sanguina, cagna, sanguina! Sanguina!” L’omicidio è poi seguito dai suoni di un corpo che viene trascinato fra le foglie secche, gettato nel bagagliaio e quindi chiuso dentro.
Ancora più orribile della decisione di Eminem di registrare una canzone che glorifica l’assassinio di una donna e di un bambino, è il fatto che ciò non gli abbia impedito di vincere un Grammy. 
Cosa dovrebbe concludere sulla nostra società un adolescente o un giovane uomo? Ritengo di poter affermare con certezza che un cantante che avesse apertamente promosso l’uccisione di ebrei, neri o disabili sarebbe stato considerato ineleggibile per un Grammy. Ma non è così, purtroppo, per l’incoraggiamento di un brutale e premeditato assassinio della propria moglie e figlio, con tanto di pianificazione per evitarne le conseguenze. E, sfortunatamente, Eminem è in buona compagnia. La popolare band Guns’n’Roses aveva registrato una canzone che dice: “L’amavo / ma ho dovuto ucciderla / ho dovuto seppellirla sotto sei piedi di terra / e riesco ancora a sentirla lamentare”. Il cantante (Axel Rose) continua dicendo che sapeva che avrebbe sentito la mancanza di lei e per questo aveva deciso di seppellirla in giardino.
Questa canzone supporta un atteggiamento assai comune fra gli abusanti, ossia che sono le lamentele delle donne che hanno provocato la violenza maschile. Un altro esempio famoso è il comico Andrew Dice Clay, il cui intero repertorio di “battute” sui pestaggi e le aggressioni sessuali a danni delle donne sono state alla base delle sue performance in tutto il paese. I fan di questo tipo di intrattenitori sono famosi per mettersi sulla difensiva e dire “Andiamo, è solo umorismo!” 
Ma l’umorismo è in realtà uno dei modi più potenti in cui una cultura trasmette i propri valori.
Se un uomo è già incline all’abuso a causa della propria formazione o esperienza, può trovare validazione al proprio comportamento in questo tipo di performance e provare ancora meno empatia verso la propria partner. In uno dei casi di abuso in cui sono stato coinvolto, un uomo era solito far suonare a ripetizione la canzone dei Guns’n’Roses per annunciare alla moglie ciò che le stava per succedere, per riderne. Ma nel contesto di aggressioni verbali e fisiche che aveva creato, quello che per lui era uno scherzo, per lei era una minaccia agghiacciante.

* Rappresentazioni teatrali e film fanno passare per romantico l’abuso sulle donne.
Parecchi anni fa sono stato a vedere la rappresentazioni “Frankie e Johnny si sono sposati a Boston”. La trama è circa questa: Johnny è innamorato di Frankie e sa che lei è la donna giusta per lui. Una sera va all’appartamento di Frankie per esprimerle i suoi sentimenti e convincerla a mettersi con lui. Lei non è interessata e glielo dice. Allora Johnny dà il via ad una serie di azioni per convincerla che dura per tutto il resto della commedia. La critica e la denigra, spiegandole che le ragioni per cui lei non vuole stare con lui sono la paura dell’intimità e dell’impegno. Le spiega che qualunque sia l’idea che lei ha di se stessa e delle proprie necessità, il suo giudizio è quello corretto. Frankie non ne rimane impressionata. Così la coercizione agita da Johnny aumenta. Ad un certo punto Frankie, esausta dopo ore di questa pressione, cerca di andarsene a dormire, ma Johnny le impedisce di arrivare alla camera da letto, afferrandola per le braccia. Allora Frankie va in cucina a farsi un sandwich, immaginando che, se non può dormire, almeno può mangiare. Per niente. Infatti Johnny allontana il piatto e lo butta nel lavandino, sandwich e tutto. Esasperata, Frankie gli ordina di lasciare il suo appartamento. Lui si rifiuta. Lei minaccia di chiamare la polizia per farlo portare via, ma lui risponde con un “Vai, falli venire. In un’ora mi avranno rilasciato e sarò di nuovo qui, sulla tua scala antincendio. Prima o poi dovrai avere a che fare con me”. Quindi, ora che Frankie ha scoperto che non può riuscire a far rispettare nessuno dei suoi dritti, che succede? Ed ecco, ha un’epifania! Una svolta che le cambia la vita! In un istante, Frankie supera la paura di instaurare un legame profondo – viene fuori che Johnny aveva ragione per la storia della paura dell’intimità, così come per tutto il resto – e cade rapita fra le braccia di lui. Frankie e Johnny sono innamorati. Cala il sipario. (Si presume che a Frankie sia stato finalmente concesso di mangiare e dormire, anche se non abbiamo modo di dirlo con certezza).
Ma la parte più sorprendente della serata doveva ancora venire. Con mio estremo stupore, i circa duecentocinquanta adulti con un alto livello di istruzione ed economicamente privilegiati che erano impacchettati nelle poltroncine dell’Huntington Theater Company, si sono alzati in piedi in un boato di applausi deliziati, con sorrisi che andavano da orecchio ad orecchio. Nessuno nell’intero auditorium è rimasto seduto. Tranne me. All’epoca avevo lavorato con gli abusanti da più di cinque anni e sapevo perfettamente di cosa ero stato testimone. Nessun altro pareva aver notato qualcosa di sbagliato nella violenza con cui lei veniva afferrata, nella privazione di cibo e sonno, nelle minacce, nell’affermazione di superiorità e nelle altre forme di coercizione delle quali eravamo stati testimoni. Frankie aveva paura di stare con Johnny perché aveva paura dell’intimità? O magari perché lui era arrogante, coercitivo e fisicamente violento? Chi non avrebbe avuto paura dell’intimità di fronte a quel bullo? 
Bisogna averla!
Il messaggio ai giovani uomini, intenzionale o meno, è che la coercizione e anche un certo grado di violenza fisica e di intimidazione sono compatibili con il vero amore e che un uomo sa meglio di una donna cosa è bene per lei.
Le convinzioni che guidavano il comportamento di molti miei clienti sono mostrati nel corso di quest’opera. E anche se un ragazzo non vedesse quest’opera – la maggior parte del pubblico era composta da adulti – di sicuro sarà influenzato dalle convinzioni che i suoi genitori si porteranno a casa di ritorno dal teatro.

La prima formazione di un ragazzo sui ruoli di genere e sulle relazioni può nutrire l’abuso.
Almeno fino a poco tempo fa, un ragazzo tendeva ad imparare fin dalla più tenera età che, raggiunta l’età adulta, avrebbe avuto una moglie o una ragazza disposta a fare di tutto per lui che lo avrebbe reso un uomo felice. La sua partner sarebbe appartenuta a lui. La più importante responsabilità per lei sarebbe stata fornirgli amore e nutrimento, mentre il contributo chiave di lui sarebbe stato quello di ricoprire il ruolo di “cervello delle operazioni”, usando la sua saggezza e la sua forza per guidare la famiglia.
I messaggi che è probabile un ragazzo riceva circa le femmine sono strettamente legati a queste aspettative. Potrebbe imparare che i ragazzi sono superiori alle ragazze, specialmente se cresce con intorno uomini che esibiscono questo atteggiamento (in molte famiglie non c’è peggior insulto che si possa fare a un ragazzo che dirgli “Ti stai comportando come una femminuccia”). Quando è grande abbastanza per sapere del sesso, può imparare che la cosa più preziosa per le donne è la loro capacità di dare piacere sessuale ai maschi. A seconda di com’è suo padre o il suo patrigno, che tipo di coetanei frequenta durante l’adolescenza, o il tipo di musica che ascolta, potrebbe imparare che quando una partner di sesso femminile non gli si sottomette, lui può usare la denigrazione verbale o anche l’intimidazione fisica per punirla e assicurarsi una maggiore cooperazione in futuro.
Studi hanno dimostrato che quasi la metà degli uomini abusanti crescono in case dove il padre o il patrigno è un uomo abusante. La casa è un terreno di apprendimento critico per i valori e le aspettative sui ruoli di genere. I ragazzi sono a rischio di assorbire l’atteggiamento del padre abusante espresso attraverso le sue parole e le sue azioni. Anche se il padre non dice mai esplicitamente che le femmine sono inferiori, per esempio, o che l’uomo deve avere l’ultima parola in una discussione, il suo comportamento può comunque far arrivare il messaggio.
Le aspettative sui ruoli di genere a cui i ragazzi e gli uomini sono stati storicamente soggetti sono splendidamente raccontati in un articolo intitolato “The Good Wife’s Guide”, da un numero del 1955 della rivista Housekeeping Monthly, che include istruzioni come “Non fargli domande sulle sue azioni e non mettere in discussione il suo giudizio e la sua integrità. Ricorda che lui è il signore della casa e come tale eserciterà sempre la sua volontà con correttezza e veridicità” e “Non lamentatevi se torna a casa tardi per cena o anche se sta fuori tutta la notte. Consideratele piccole cose rispetto a ciò che lui potrebbe aver sopportato durante il giorno”. La moglie è ulteriormente incoraggiata ad assicurarsi che i bambini siano tranquilli quando lui rincasa, a tenere la casa perfettamente ordinata e pulita, e a non lamentarsi se il marito esce la sera per divertirsi senza di lei, perché lei deve “capire il suo [di lui] mondo di tensione e pressione”. 
Gli atteggiamenti della società sui ruoli di genere hanno fatto grandi passi avanti negli ultimi cinquant’anni, ma le aspettative che emergono da questo articolo sono esattamente quelle che trovo in moltissimi dei miei clienti abusanti oggigiorno. I valori culturali che scorrono così nel profondo impiegano generazioni per essere portati alla luce ed eliminati.

Alcuni messaggi nei media rivolti a bambini e ragazzi supportano l’abuso da parte degli uomini.
In un libro della popolare serie per bambini Berenstain Bears intitolato “Problemi coi compiti”, sia la madre che i figli si rannicchiano quando il padre si arrabbia (è nella copertina). A un certo punto, il padre rovescia una sedia e porta i pugni chiusi in alto sopra la propria testa. Alla fine della storia, i bambini hanno fatto contento papà, facendo ciò che voleva, e la mamma sorride felice nel vederli accoccolati con lui sul divano. In “Tempo di dormire per Francis”, di Russel Hoban, il padre minaccia Francis di sculacciarla, se la bambina non smette di chiedere aiuto per la sua paura del buio. Francis si addormenta da sola con la paura di quanto male le avrebbe fatto la sculacciata.
Anche le fiabe a volte supportano la mentalità abusante. Nella Bella e la Bestia, ad esempio, la bestia è crudele con la donna e la isola dal mondo, ma lei lo ama comunque, e il suo amore alla fine lo trasforma in un buon uomo – che è il mito che mantiene alcune donne intrappolate nelle relazioni con un uomo abusante. Nella Sirenetta, Ariel sceglie di rinunciare alla sua voce – letteralmente – per poter vivere sulla terraferma, in modo da sposare l’uomo che ama. Una donna senza voce è la ragazza dei sogni di molti uomini abusanti.
Anche i film dedicati ai bambini e agli adolescenti includono comunemente messaggi che condonano l’abuso sulle femmine. In un recente film di Jim Carrey, ad esempio, un uomo siede in un parco vicino a una strana donna che sta allattando il proprio neonato e di punto in bianco spinge via il bambino e comincia a succhiarle il seno. Questo assalto sessuale è presentato come umoristico.
I video musicali e i videogiochi sono diventati le principali sorgenti di formazione culturale per bambini e ragazzi. Nel mondo di MTV e VH1, molti messaggi sui ruoli di genere sono peggio che mai, con maschi aggressivi e ossessionati dal controllo, mentre il valore delle femmine è determinato dalla loro capacità di suscitare attrazione sessuale.
Come mostrato in un recente documentario trasmesso su MTV, per girare video musicali vengono spesso assunti registi di film pornografici, il che prevedibilmente comporta il ritrarre donne che sembrano esistere solo per essere utilizzate dagli uomini.
Alcuni video musicali mostrano abusi espliciti. In uno, ad esempio, un uomo perseguita una donna durante l’intera canzone, mentre lei cerca ripetutamente di scappare, inclusa la parte in cui lei entra in un’auto per andarsene e lui apre un’altra portiera e salta dentro dietro di lei. Alla fine del video, lei si arrende e si innamora di lui.
 Il messaggio quindi non è solo che perseguitare una donna è un modo per dimostrare quanto la sia ama, ma anche che lo stalker stava in realtà facendo ciò che era meglio per lei. Le donne nei video non intendono mai “no” quando lo dicono, e quando vanno via, in realtà vogliono essere seguite e catturate. Cosa potrebbe definire più precisamente la mentalità abusante?

Video, riviste e siti pornografici sono un terreno di apprendimento.
Quando un ragazzo entra nell’adolescenza, è verosimile che incontri un altro potente scalpello che modella la sua visione delle femmine e del modo giusto di trattarle: la pornografia. La maggior parte dei film, delle riviste e dei siti pornografici possono funzionare come un manuale di addestramento per gli abusanti, che sia voluto o meno, insegnando che le donne sono indegne di rispetto e utili solo come oggetti sessuali per gli uomini. Internet ha reso l’accesso alla pornografia ancora più semplice – e gratuito – per i ragazzi. Uno studio recente ha scoperto, ad esempio, che un adolescente su quattro ha sperimentato l’esposizione indesiderata a materiale sessuale, la maggior parte attraverso le sollecitazioni di internet. Una grande quantità di materiale pornografico mainstream – non il cosiddetto hard core – contiene storie e immagini che mostrano l’abuso sia delle donne che dei bambini, mostrati come sexy, a volte includendo la presentazione dello stupro come erotico. Il danno causato agli adolescenti dalla visione della pornografia ha poco a che fare con l’esplicitazione sessuale e tutto con ciò che insegna sull’atteggiamento da assumere nei confronti delle donne, delle relazioni, delle violenze sessuali e degli abusi. Passate del tempo a guardare la pornografia voi stessi – se ce la fate a sopportarlo – e pensate ai messaggi che  manda ai giovani, specialmente ai ragazzi.
Ho sentito di un caso recente avvenuto in un quartiere bene, che coinvolgeva dei ragazzi delle medie abituati a passare ore ogni giorno dopo la scuola guardando pornografia sul proprio computer. Un giorno, dopo averlo fatto, sono andati a una festa, dove hanno spinto alcune ragazze – dell’età media di dodici anni – a fare sesso orale su di loro, ispirati da qualcosa che avevano visto in un sito internet. I genitori hanno scoperto cos’era successo e ne è seguito uno scandalo, ma la comunità ancora sembra non riconoscere l’influenza delle immagini a cui sono esposti i ragazzi.

Spesso i ragazzi imparano che non sono responsabili delle loro azioni.
L’aggressività dei ragazzi è trattata sempre più frequentemente come un problema medico, in particolare nelle scuole, tendenza che ha portato alla diagnosi e alla somministrazione di farmaci a ragazzi il cui problema potrebbe invece essere che sono stati traumatizzati e influenzati dall’esposizione alla violenza e all’abuso a casa. Trattare questi ragazzi come se avessero problemi di scompensi chimici non solo ignora il disagio in cui sono immersi, ma
rinforza anche la loro convinzione che sono “fuori controllo” o “malati”, piuttosto che aiutarli a riconoscere che stanno facendo scelte sbagliate sulla base di valori distruttivi.
A volte ho sentito adulti dire alle ragazze che dovrebbero essere lusingate dal comportamento invasivo o aggressivo dei ragazzi, “perché significa che gli piaci tanto”, un approccio che preparata sia i ragazzi che le ragazze a confondere l’amore con l’abuso e fa sentire le ragazze impotenti.
Nella maggior parte della copertura mediatica sul bullismo o la violenza nelle scuole, 
come nel caso della Columbine, i giornalisti hanno trascurato la questione di genere. I titoli hanno descritto questi eventi come “bambini che uccidono bambini” [ndt: qui viene usato un termine neutro, senza specificare il genere, ma in italiano la parola “bambino” è intrinsecamente maschile], quando quasi il 100% di questi casi coinvolgono bambini maschi che uccidono bambini. In alcuni casi è stato rivelato che le uccisioni erano collegate all’ostilità dei maschi verso le femmine, incluso un caso in cui due ragazzi, che hanno giustificato la loro furia omicida con il fatto che erano arrabbiati perché le loro ragazze avevano rotto con loro. Ma il bisogno urgente di affrontare l’atteggiamento anti-femminile fra questi ragazzi non è mai stato menzionato come strategia per prevenire futuri episodi di violenza a scuola.

Quando la cultura e l’esperienza a casa combaciano, si rafforzano l’un l’altro.
Se un ragazzo cresce in una casa dove la madre è abusata, ascoltare canzoni come la Kim di Eminem può lasciare una profonda impronta in lui. Può pensare che la società stia dando il proprio timbro d’approvazione al maltrattamento alle donne cui assiste a casa.
La probabilità che incolpi la madre per ciò che le capita e inizi a copiare il comportamento dell’abusante cresce ad ogni messaggio pro-abuso che assorbe da ciò che lo circonda. La mia esperienza di consulenza mi persuade che gli uomini più inclini ad abusare le donne sono quelli cresciuti con un abusante come modello che avevano assorbito pesanti dosi di formazione culturale distruttiva. Ma fate anche attenzione: 
la metà o più dei miei clienti non proviene da case in cui un uomo è responsabile di maltrattamenti sulle donne. Le influenze culturali che ho discusso sopra sono sufficienti a preparare un ragazzo a diventare un uomo abusante. È quindi essenziale insegnare ai ragazzi a rispettare le donne e riflettere criticamente sui messaggi sociali a cui sono esposti.
Molti figli di donne abusate che ho conosciuto, inclusi ufficiali di polizia, scrittori, terapisti e attivisti, hanno dedicato le loro vite a opporsi all’abuso sulle donne. L’esempio dato da questi uomini dimostra che 
le influenze familiari sono solo l’inizio della storia e che il ragazzo può scegliere di incanalare il proprio disagio infantile in azioni costruttive – se impara modi alternativi di pensare e agire.

Torniamo ora al nostro ragazzo che sta crescendo. Da una combinazione di diverse influenze culturali, egli sviluppa un’immagine del suo futuro che poi porterà dentro di sé. Immagina una donna bella, seducente e concentrata interamente nel soddisfare i suoi bisogni, una donna che non ha alcun bisogno proprio che possa richiedere un sacrificio o uno sforzo da parte sua. Lei apparterrà a lui e provvederà a lui, e lui sarà libero di mancarle di rispetto quando lo riterrà opportuno.
Nella sua mente, questa figura descrive la parola partner, ma un termine molto più accurato per la figura che sta sviluppando è invece 
schiava.
Quando questo ragazzo si ritroverà coinvolto in un rapporto vero – che sarà molto diverso da quanto aveva immaginato -, specialmente quando raggiungerà l’età in cui le relazioni diventano più serie, le sue fantasie infantili collideranno con la donna reale che gli sta davanti. Lei occasionalmente gli resisterà. Ci saranno altre persone nella vita importanti per lei, lui non sarà il suo unico interesse. Non accettràa sempre le opinioni di lui, come più accurate e superiori alle proprie. A un certo punto, lei potrebbe addirittura arrivare a rompere con lui, come se lei non si considerasse una proprietà di lui. Il ragazzo non riuscirà a credere di star domandando qualcosa di tanto irragionevole: sta solo cercando di ottenere quanto considera essergli dovuto.

Infatti, il nostro giovane uomo pensa di aver dato alla ragazza molta più libertà di quanto facciano un sacco di altri ragazzi, come il ragazzo della storia di prima si sentiva generoso per aver fornito un’area pubblica per picnic nella “sua” terra. E proprio come quel ragazzo alla vista degli intrusi, il nostro ragazzo diventa sempre più frustrato, erratico e coercitivo, mentre cerca di riguadagnare il controllo sulla partner.
La prima esperienza sessuale è probabile che sia il risultato di una costante pressione sulla ragazza, finché alla fine lei cede, così la coercizione sessuale diventa una delle prime abitudini relazionali di lui. Egli potrebbe addirittura iniziare a sembrare mentalmente malato, come faceva l’uomo che sparava agli escursionisti, ma in realtà il suo comportamento è molto logico e razionale, visto cosa le influenze sociali lo hanno portato a credere.

Sopra ogni cosa, lui crede che siano i propri diritti quelli che vengono negati – che è precisamente l’attitudine di quasi tutti i miei clienti quando iniziano il mio programma. L’uomo abusante si sente ingannato, truffato, sente che gli è stato fatto un torto, perché l’idea di quelli che sono i suoi diritti sta distorcendo in modo grave la percezione di ciò che è giusto e sbagliato.
In sintesi, un uomo abusante può essere pensato non come qualcuno che è “deviato”, ma piuttosto come 
qualcuno che ha imparato fin troppo bene la lezione che gli ha impartito la società, bevendosela tutta intera, e ha seguito troppo attentamente le indicazioni che la cultura ha messo per lui, indicando il sentiero per la virilità – almeno per quanto riguarda i rapporti con le donne.

Dello stesso autore:

Perché lo fa?

I bambini hanno bisogno di essere protetti dai genitori abusanti

Corso di formazione: violenza di genere e accoglienza telefonica

Rete delle donne AntiViolenza onlus

Perugia, via della viola 1

[email protected] cell.3276846430

Seminario di autoformazione sulla violenza di genere e la gestione dell’accoglienza telefonica

Programma autoformazione
La violenza maschile sulle donne

Sabato 9 Maggio  9.30 – 13.30

Aspetti sociali

*la violenza simbolica

*genere/generi

*esempi di violenza di genere
Sabato 9 Maggio14.30 – 18.30
Gestione dei casi

*Indicatori della violenza

*Valutazione del rischio

*Presa in carico in emergenza

*Interventi integrati

*L’accoglienza/l’ascolto

 

Domenica 10 Maggio

10 – 13.30

Laboratorio/osservazioni/riflessioni

* La narrazione di casi concreti

* La gestione delle telefonate indirette

* Simulazione di colloqui telefonici

Approfondimenti:

si terranno incontri singoli in orario pomeridiano infrasettimanale, da concordare in date e orari da individuare

*I centri anti violenza

*L’automutuoaiuto

*Violenza di genere e disabilità

*Situazione normativa e aspetti legali

*Implicazioni psicologiche della presa in carico di donne vittime di violenza

 

Per il week end del 9 e10 Maggio è richiesta la prenotazione ed un contributo a persona di 5 euro, per le non socie.

….ancora sul “genere”

 

Silvana Sonno, socia RAV

Come il Consiglio di Europa già nel 1998 ha dichiarato, il “genere” è il ruolo socialmente costruito che la società assegna a donne e uomini alla nascita, sulla base del loro sesso. In parole povere noi nasciamo maschi o femmine e già da quando qualcuna/o della nostra famiglia espone sulla porta d’ingresso della casa un fiocco rosa o azzurro, l’operazione-genere inizia. E’ per la verità iniziata già durante i mesi della gravidanza, quando i completini per il futuro baby – di cui ormai si conosce il sesso abbastanza presto grazie all’invasività delle ripetute ecografie – sono già stati preparati col colore “giusto” e la presenza o assenza di fiocchetti e trine, in modo da non lasciare dubbi su a chi tali affettuosi addobbi siano diretti.Così per la cameretta e le parures del lettino, le cornicette per le prime foto,e presto i primi giocattoli portati in dono da parenti, amiche e vicini, dopo l’avvenuta nascita.Ma è nei mesi successivi, man mano che la biologia consente il processo di individuazione del/lla neonato/a che l’educazione chiarisce cosa ci si apetta da noi, cosa si deve fare o non fare se si è maschi o femmine, quali parole e comportamenti ci sono permessi, di quali diritti godiamo o ci vengono rifiutati, e così via su un terreno di crescita ben seminato perchè ognuna/o sappia fin da subito qual è il suo posto nella famiglia,e poi a scuola, nel lavoro e in ogni altra articolazione del sociale che ci fa da contesto.

A che serve mantenere questo rigido ordinamento e difenderlo spesso con tirate violente contro chi afferma che, se di costruzione sociale si tratta, è possibile de-costruirla per ri-costruire un ordine più consono a quanto la democrazia, il bisogno di giustizia e di libertà, nell’ autonomia delle scelte individuali, ci indicano come obiettivo irrinunciabile della contemporaneità? Scrive M.Grazia di Rienzo:“ E’ ovvio che tutto questo non ha a che fare direttamente con il sesso, nel senso che le leggi che regolano il passaggio d’eredita’ o la custodia dei figli o il diritto alla propria integrita’ fisica e psichica non sono iscritte in nessun codice genetico”, e così è per i percorsi di formazione e lavorativi, i ruoli familiari, le modalità di relazione tra i sessi. In tutto il mondo la costruzione dei generi ha a che fare col mantenimento di dissimmetrie di potere che garantiscono il controllo delle risorse, della cultura,della politica, e nessuna mistica della femminilità o della mascolinità, fissate in modo immutabile e trascendente da Dio o dalla Natura ha altra funzione se non quella di mantenere il potere sbilanciato che si fa responsabile della violenza di genere, che si dice di voler contrastare,ma spesso senza considerarne le basi strutturalmente fondate proprio sui ruoli e su un rapporto storicamente disuguale e discriminatorio tra le identità di genere. Un rapporto che ha portato gli uomini a prevalere sulle donne, “col dominio del maschile e la subordinazione del femminile nella maggioranza delle sfere della vita”(e qui è ancora il Consiglio d’Europa che parla).

Del resto, se così non fosse, come spiegare i dati allarmanti riportati dalle agenzie statistiche sul femminicidio (la soppressione di persone per la sola ed esclusiva ragione che sono persone di sesso femminile),le mutilazioni genitali, i delitti d’onore, i matrimoni precoci e combinati,le molestie sessuali anche negli ambienti di lavoro,il traffico di donne e bambine nel mercato del sesso,le gravidanze forzate,la riduzione in schiavitù, la negazione di accesso ai diritti (vedasi la scuola, il lavoro, l’indipendenza economica, la salute sessuale e riproduttiva), e così via, mescolando e comparando ciò che il genere femminile subisce in tutto il pianeta?
Ma tornando a “noi”,scrive ancora Di Rienzo: “In Europa una donna su cinque sperimenta violenza domestica nell’arco della sua vita; i genitori single sono per piu’ dell’80% donne ed un terzo di queste madri vive in poverta’, come vive in poverta’ il 63% delle donne europee che si sono sottratte alla violenza domestica. Le donne europee sono la maggioranza delle persone laureate (59%) ma guadagnano sempre meno, a parita’ di impiego e orario, degli uomini europei…In Italia, un misero 46% di donne lavora (solo Malta fa peggio di noi) contro l’abbondante 58% della media europea. Nel caso le implicazioni non fossero chiare: la quota svedese di debito pubblico cadra’ sotto il 37% alla fine di quest’anno, mentre le future generazioni italiane dovranno portarsi sulle spalle il costo di un aumento del debito del 115%.”

Potrei continuare a portare dati e argomentazioni ma quel che mi preme sottolineare è che i negazionisti del genere devono avere il coraggio di ammettere e dichiarare pubblicamente che la Natura o Dio hanno voluto un sesso biologicamente debole nel corpo e nella mente,da difendere in primo luogo dalle proprie mancanze e cattive attitudini, e per il quale approntare luoghi “protetti”, che non sono i centri antiviolenza per cui – coerentemente – non si chiedono investimenti, ma le mura domestiche in cui scontare – sotto benigna (se si è fortunate) osservazione – il peccato originale, che consiste nell’essere nate di sesso femminile.

Martedi 25 Novembre ore 18.00
Biblioteca San Matteo degli Armeni Perugia

La Rete delle Donne Anti Violenza di Perugia e la Biblioteca San Matteo degli Armeni

in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne invitano alla presentazione del libro

LANDAI di Silvana Sonno, Edizioni Era Nuova, 2014
Testi poetici dove la poesia è atto cospirativo e di denuncia, ripresi dalla tradizione delle donne afghane e pakistane.

Sarà presente l’autrice insieme a
Adelaide Coletti, Rete Donne Anti Violenza

Letture di Federica Bracarda, lettrice
Foto di Fiorenza Morighi, socia Rete Donne Anti Violenza

Ingresso libero

landai